SFRUTTAMENTO MINORILE

Posted by Alessandro Scipioni | Posted in , | Posted on 14:10


In tutto il mondo 250 milioni di bambini al di sotto dei 14 anni sono costretti a lavorare; fra questi, secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, sono 120 milioni i bambini tra i 5 e i 14 anni che lavorano a tempo pieno, cioè circa il 50%. Molti vengono usati da imprenditori senza scrupoli per produrre articoli che noi stessi usiamo per il tempo libero e lo sport: scarpe, palloni, abbigliamento con famosi marchi sportivi, che in nome della globalizzazione sono prodotti dove il lavoro costa poco o pochissimo e non ci sono diritti civili e sociali da rispettare. Fra questi, 171 milioni svolgono un lavoro pericoloso, e 8 milioni sono vittime delle peggiori forme di sfruttamento (lavoro forzato, ossia una forma di schiavitù, prostituzione, produzione di materiale pornografico, per non parlare poi dell'arruolamento nei conflitti armati).
Le aree principalmente interessate dal lavoro minorile sono Asia,Ruanda,India,Pakistan, Nepal; Africa; America Latina, soprattutto Colombia, Brasile. Non sono però esclusi dal fenomeno Stati Uniti ed Europa, in particolare le grandi città come Bogotá (Colombia) e Sialkot (Pakistan). Generalmente in tutto il mondo è presente il lavoro infantile, ma soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dove si presentano determinate condizioni che favoriscono questo fenomeno. Il lavoro infantile si presenta anche in regioni ricche di risorse e con un’economia florida, in cui però il reddito pro capite è molto basso e vi è un numero consistente di persone in stato di povertà, paesi dove, ad esempio nel settore dell' agricoltura, poche persone controllano buona parte dei terreni coltivabili.
La responsabilità del lavoro minorile va attribuita in primo luogo alla povertà: nella maggior parte dei casi i bambini devono lavorare per contribuire al reddito familiare. Il lavoro minorile puo' essere causa, e non solo conseguenza, di povertà sociale e individuale. In alcuni casi svolgendo attività lavorative, un bambino non avrà la possibilità di frequentare in modo completo neppure la scuola elementare, rimanendo in una condizione di analfabetismo, a causa della quale non potrà difendere i propri diritti, anche di lavoratore adulto. Tuttavia in molti paesi si è osservata una coincidenza tra lavoro e scuola: i bambini lavorano per poter pagare i costi connessi alla frequenza scolastica (iscrizione, libri, uniformi etc). Nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo la mancanza di un mercato del lavoro qualificato favorisce l'esperienza accumulata rispetto all'istruzione. Per questo motivo diventa una decisione razionale anticipare l'entrata nel mondo del lavoro invece che continuare gli studi, specie in eta' adolescenziale. Lo sfruttamento infantile sul lavoro è alimentato anche dalla politica economica delle multinazionali, che spostano la loro produzione nelle aree più convenienti, dove i lavoratori sono meno esigenti e i governi più deboli e accondiscendenti. Inoltre la scarsità dei mezzi, l’enorme numero di attività produttive non regolamentate e la corruzione ostacolano i controlli da parte degli organi competenti. I genitori non hanno la possibilità di lavorare o il loro reddito è insufficiente per il mantenimento dell’intera famiglia oppure contraggono debiti che non verranno più estinti.
Per fermare lo sfruttamento dei bambini sono state promosse iniziative come la promozione di marchi commerciali che garantiscano che un determinato prodotto non sia stato fabbricato utilizzando manodopera infantile. Questi programmi, pur essendo mossi da buone intenzioni, non creano alternative ai bambini attualmente occupati, che si ritrovano così costretti a indirizzarsi verso altre attività produttive, nella maggior parte dei casi più pericolose. Nonostante i numerosi provvedimenti attuati i bambini vittime di schiavitù e privati di un' infanzia decente sono ancora molti.
L'articolo 12 della Convensione ONU sui diritti dell'infanzia afferma che i bambini ed i ragazzi hanno il diritto di essere gli attori della propria vita e di partecipare alle decisioni che li riguardano, mettendo in discussione in modo profondo e radicale gli atteggiamenti che danno per scontato che i bambini e i ragazzi debbano essere visti ma non ascoltati. A proposito di "lavoro minorile", è importante ricordare alcuni principi chiave della Convenzione in materia di "partecipazione dei ragazzi alle decisioni che li riguardano", perché sul tema del lavoro minorile molti passi significativi in avanti sono stati compiuti proprio grazie all'ascolto e alla partecipazione dei bambini e dei ragazzi lavoratori. Chi meglio dei ragazzi e delle ragazze lavoratrici può aiutarci a capire ciò che di meglio possiamo fare per migliorare le loro condizioni di vita ed attuare i loro diritti? Negli anni gli organismi internazionali che si occupano del problema hanno evoluto il loro approccio, grazie anche all'approfondimento fornito da studi e ricerche realizzati nei diversi paesi del mondo, ma grazie anche all'ascolto dei minori coinvolti nelle diverse forme di impiego in attività economiche.

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